— Ringrazio molto Arelok per l’ottima trattazione che segue, e preciso che ho personalmente provveduto a importanti tagli al testo originale, vuoi per l’eccessiva lunghezza (10 pagine…), vuoi per i contenuti equivocabili, nonostante l’ottima introduzione e le finalità puramente informative dell’articolo, dove l’argomento è stato affrontato con estrema preparazione e cura —

 

E’ ormai da un po’ di tempo, diciamo da quando esiste il blog prima ancora del sito con forum, che sto pensando a un articolo sui vari strumenti per fumare…

Ci si fermò, all’epoca, a causa del fatto che, volenti o nolenti, il tabacco non è l’unica cosa che si può fumare, e condivide con altre sostanze le medesime vie di assunzione.  Senza troppi falsi moralismi possiamo dire che si pensò al rischio di attirare su una piattaforma allora nascente un tipo di pubblico “mostly cannabis-oriented”, con tutti i problemi anche legali che questo avrebbe potuto causare.  Ora che il sito però gode di una certa “robustezza mediatica” e ha dimostrato di trattare con professionalità l’argomento tabacco, senza mai scadere in discorsi equivoci o di più o meno velato incitamento alla droga, penso che i tempi siano maturi per affrontare un discorso affascinante e complesso che segue l’assunzione del fumo da quando l’uomo esiste.

Prima di continuare è doveroso il solito disclaimer, ovvero specifico che tutti questi metodi, per quanto compatibili con l’uso di sostanze illecite (canapa, ma non solo), non vengono descritti con l’intento di incentivarne l’uso, ma per puro scopo descrittivo. 

1) Cilum

Detto anche chilum, chiloom, cylum, cyloom e traslitterazioni varie, è forse il più antico strumento inventato per fumare. Altri strumenti presumibilmente di pari età sono il calumet e la tradizionale pipa. Purtroppo non ci sono fonti sicure sul periodo d’uso e di invenzione di questo strumento, ma è certo che faccia parte della tradizione culturale asiatica, in particolare dell’India e delle popolazioni dell’Himalaya.

Consiste in un cilindro o tronco di cono in terracotta, con all’interno una pietra filtrante oblunga opportunamente sagomata per poter essere inserita incastrandosi sulle pareti, ma allo stesso tempo lasciando passare il fumo.
E’ di fatto una pipa dritta, in cui la camera di combustione non esiste di per sé, come elemento separato, e viceversa il cannello e bocchino è costituito dall’intero corpo del cilum stesso.
La pietra interna, di forma poliedrica (esagonale, ottagonale o altro), ha la funzione di fare da base di appoggio per la sostanza da fumare ed è allo stesso tempo anche elemento filtrante, data la porosità del materiale (terracotta anch’essa, di solito).

2) Pipa e Calumet

La pipa è la versione “occidentale” del cilum. Si hanno prove scritte della sua esistenza addirittura da Erodoto, quindi circa 450 anni prima della nascita di Cristo, ma già nel 2000 a.C. gli egizi usavano oggetti simili a pipe. In realtà è una suddivisione un po’ fittizia, dato che si son trovate pipe anche in Siria e un po’ in ogni parte di mondo.

La pipa era inizialmente usata per aspirare erbe di vario genere, attraverso il naso, sempre dopo combustione. Solo in seguito alla scoperta dell’America divenne uno strumento di assunzione del tabacco, ma la sua storia è ben precedente al 1492.

La pipa si può schematizzare in tre parti: una testa, in cui si ricava il  fornello, che è la parte dove la sostanza brucia. Il cannello, che è la “prosecuzione” della testa, e serve per collegare la testa al bocchino. Il bocchino, che è la parte in contatto con la bocca del fumatore, ed è rimovibile nelle moderne pipe.

La forma della pipa come la conosciamo oggi fu inventata presumibilmente verso la metà del 1800, quando la radica divenne il materiale d’elezione per la costruzione di pipe, in grado anche di conferire alla fumata il sapore tipico.

Il calumet è invece la pipa usata dai Nativi Americani. E’ concettualmente uguale alla pipa occidentale, a differenza del fatto che il cannello è molto lungo, per avere un maggior raffreddamento e filtraggio del fumo.
Di grande importanza nella tradizione dei Nativi, era spesso usato per celebrare l’ingresso di un nuovo ospite o membro nella comunità, attraverso il rituale della fumata di gruppo. Ognuno faceva quattro tiri, sbuffando nelle quattro direzioni cardinali.
Il calumet è inoltre spesse volte adornato di piume e altri abbellimenti, che gli conferiscono il classico aspetto.
Come il cilum, anche il calumet è uno strumento aggregante e sociale.

3) Narghilè

Hookah, Huqqah, Shisha, Narghilè: quattro parole per definire il medesimo strumento, come spesso accade nel passaggio da una lingua ad un’altra.
E’ un oggetto che vede la sua nascita in India, inizialmente costruito con i gusci delle noci di cocco. La parola corrispondente è nargil, da cui la parola Narghilè.
Shisha è invece la parola egiziana, significa “vetro” e a volte si usa anche “hashishe”. Ad ogni modo è la pipa ad acqua più famosa al mondo, sinonimo quasi stereotipato di medio oriente.

Il narghilè è una pipa ad acqua, ovvero uno strumento dotato di bracere e bocchino, ma che convoglia il fumo all’interno dell’acqua prima di farlo arrivare alla bocca del fumatore.

Tutto questo permette di avere un fumo rinfrescato, eventualmente aromatizzato, privo di fuliggine e polveri sottili e solo parzialmente combusto. E’ infatti importante che il tabacco non venga acceso direttamente, ma si accenda per trasmissione del calore dalle braci posizionate sopra e non a contatto. Per farlo si usa di solito un foglio di stagnola bucherellato, posto sopra al braciere, su cui si mette la brace.

Una cosa interessante è il tabacco usato: inizialmente non andava bene qualsiasi tabacco, ma era preferibile usare quello persiano (forse un Oriental, secondo la moderna classificazione). C’era inoltre l’abitudine di aggiungere pezzettini di frutta per aromatizzare il tutto.
Oggi il tabacco usato è perlopiù Virginia e la “melassatura” viene fatta usando sciroppo di glucosio.

 

4) Bong

Strumento controverso, in quanto orientato ad un uso personale e non aggregativo come i precedenti strumenti, nonché ad una fumata molto veloce e intensa.

Citiamo qui solo che rientra nella famiglia delle pipe ad acqua, ma è totalmente diverso nelle finalità e nel funzionamento rispetto al narghilè.

5) Vaporizzatore

Ed eccoci allo strumento forse più interessante, finora probabilmente mai usato per fumare tabacco, ma a mio parere in grado di fornire al fumatore un’analisi totalmente diversa del suo trinciato preferito.
E’ uno strumento piuttosto nuovo, il simbolo della modernità, se rapportato agli oggetti finora elencati.
Il principio si basa sul fatto che tutto quel che fumiamo contiene delle sostanze dotate di ben precise proprietà chimico-fisiche. In particolare il punto di ebollizione è un valore che ci dice a quale temperatura quella sostanza passa dallo stato liquido a quello gassoso.

Può succedere che questo valore sia più basso della temperatura a cui brucia normalmente il materiale che ci fumiamo. Per fare un esempio: la temperatura di ebollizione della nicotina è di 247°C. Una sigaretta però brucia a circa 600-800°C. Ciò significa che per inalare la nicotina basterebbero temperature ben inferiori a quelle di combustione di una sigaretta.

Su questo principio si basa il vaporizzatore, ovvero l’idea di mandare allo stato gassoso una certa sostanza senza per questo darle fuoco, evitando quindi di respirarsi tutta la schifezza bruciata e magari riuscendo anche ad isolare una certa sostanza da altre che bruciano a temperature maggiori.

L’oggetto in sé è una macchina che produce un flusso di aria calda, a temperatura settata e costante, con una griglia su cui porre la sostanza in questione. Si aspetta che la temperatura venga raggiunta, quindi si inalano i vapori derivanti, o attraverso un cannello o con un palloncino.
E’ in pratica un aerosol per sostanze solide.

Questo ovviamente permette di avere una “fumata”, se così si può definire, molto più morbida, quasi inesistente, evitando al tempo stesso di inalare le sostanze nocive, ma potendo sentire i vari aromi.

 

6) Sigaretta

Concludiamo con il prodotto più noto… Non si conosce di preciso la data, ma si ipotizza che sia nata a circa metà del diciannovesimo secolo, verso il 1830-40.

A ben guardare la sigaretta è il metodo peggiore per assumere tabacco: brucia su fiamma viva e quindi libera benzopirene, comporta la combustione della carta liberando monossido di carbonio, fa puzzare le mani, i filtri inquinano l’ambiente, se ti cade addosso può bruciarti i vestiti…un disastro insomma.

Eppure, a conti fatti, è anche il metodo più portatile di tutti, il più veloce, quello con meno manutenzione, il più discreto e quello socialmente più accettato.

 

Eccoci quindi alla fine di questo viaggio attraverso la storia e le abitudini di popoli e nazioni, in un percorso durato oltre duemila anni, che ci ha portato dall’estremo Est del grande impero Cinese fino all’opposto Ovest dei Nativi americani, passando per l’Europa illuminista e per il Medio Oriente ricco di leggenda.

E anche se non è di certo il modo più efficiente di fumare, penso che sia bello concludere la lettura rollandosi una sigaretta, magari un buon dark Kentucky che un po’ è meditativo, un po’ è da intenditori.

Arelok