La questione è annosa e controversa. Cosa si rischia: un tassa aggiuntiva o una denuncia? Basti pensare che le leggi di riferimento sono molto datate: la “Legge sul monopolio dei sali e tabacchi” n.907 del 1942 tutt’ora vigente fa riferimento ancora al “Regno d’Italia”…

Un’attendibile fonte che non mi è possibile citare, mi ha rilasciato la seguente dichiarazione:

” […] La legge sull’acquisto di tabacco per posta non è al passo coi tempi, e non parla della possibilità di acquistare via internet oltre i propri confini. Ancora oggi non è chiaro se il prodotto fornito di dichiarazione doganale, che corrisponde ad una richiesta di importazione, debba essere sdoganato e consegnato al destinatario con il pagamento delle tasse (come accade in molti paesi), o debba essere respinto o confiscato. In Italia la confusione è ancora totale, e a prevalere, come c’è da aspettarsi, è la lobby dei produttori, che non gradiscono l’apertura di un nuovo canale di vendita.

[…] a volte capita che il tabacco venga sdoganato legalmente, con la richiesta del pagamento delle tasse al destinatario, altre volte che venga confiscato, oppure rispedito al mittente, o ancora che giunga al destinatario “duty free” così com’è partito. Il rischio è però di una assurda incriminazione per “contrabbando”.

[…] non esiste alcuna quantità massima acquistabile online: la volontà di regolamentare il mercato è del tutto assente…”

Più che un mercato chiuso, quello italiano è un mercato deregolamentato: l’assurdo è infatti che non ci sia scritto niente da nessuna parte.

La discussione è aperta.

Christian