Nativa del continente americano, la pianta del tabacco era già conosciuta dai Maya, e Cristoforo Colombo aveva osservato la pratica del fumo di tabacco tra i popoli caraibici, che aspiravano attraverso un tubo detto tobago.

Partendo quindi da un centro originario identificabile con l’altipiano centro-americano e col Messico meridionale, la pianta del tabacco si diffuse rapidamente: già verso il 1580 era coltivata a scopo commerciale dagli spagnoli e agli inizi del 1600 veniva coltivata dalle Americhe all’Estremo Oriente. Diffondendosi nel mondo, il tabacco si è differenziato in moltissime varietà, merito della sua alta adattabilità a differenti ambienti. I continenti dove la coltivazione è più diffusa sono l’Asia (soprattutto in Cina, India, Turchia) e l’America (Stati Uniti, Brasile), ma è presente anche in Europa (Italia, Grecia, Bulgaria, Polonia, Russia), Africa (Zimbabwe, Malawi) e Oceania (Australia e Nuova Zelanda).

Nello specifico questa è la classifica dei produttori (espressa in quintali annui di foglia di tabacco prodotti): Cina (31.780.000 ql), USA (7.550.000 ql), Brasile (5.830.000 ql), India (5.380.000 ql), Grecia (1.820.000 ql), Italia (1.430.000 ql) Bulgaria (900.000 ql), Giappone (770.000 ql) e Azerbaidjan (630.000 ql).

In Europa, pare accertato che il tabacco sia stato coltivato per la prima volta nel giardino reale di Lisbona nel 1558 e che dal Portogallo l’ambasciatore francese Jean Nicot (da lui il termine “Nicotiana Tabacum“) ne abbia spedito i semi in Francia verso il 1560. Qui il tabacco incontrò un tale favore per le sue virtù medicinali che venne posto sotto il patrocinio della Regina Caterina dei Medici. In Italia il tabacco fece la sua comparsa, più o meno nella stessa epoca, ad opera del Cardinale Prospero di Santa Croce, Nunzio Pontificio a Lisbona. Il Sommo Pontefice che ne ricevette i semi, li affidò ai monaci dei vari ordini religiosi, i quali li misero in coltura negli orti dei conventi ed ecco perché iniziò la sua diffusione in Italia dal Lazio.

L’uso che si fece all’inizio del tabacco (allo stato verde, essiccato, polverizzato) fu a scopo di medicamento per numerosissimi mali, ragion per cui divenne dominio dei farmacisti.
Veniva utilizzato per combattere la peste, le ulcere gastriche e le polmoniti; sembrava che le piaghe perdessero la loro virulenza dopo essere state affumicate e che fosse miracoloso il suo effetto sulle carie dentarie; gli epilettici poi recuperavano l’equilibrio solo dopo aver fumato.

Il suo impiego come prodotto voluttuario è successivo: dapprima venne adoperato per fiuto, sotto forma di polvere anche aromatizzata da aspirare nelle cavità nasali, ed a tale tipo di consumo dettero un contributo notevole le dame della buona società (pensate che alcune di esse fondarono l’Ordine della Tabaccheria…).

Il costume di fumarlo provenne dall’Inghilterra nel 1590 e fece proseliti, specie nel popolino e tra i soldati, in una diffusione sociale diversa da quanto si sarebbe indotti a ritenere. I governanti dell’epoca compresero che il tabacco poteva costituire una fonte di entrate per le pubbliche finanze per cui, con il pretesto della tutela della salute, istituirono i primi vincoli fiscali esercitati a mezzo di appalti a privati o di monopoli gestiti direttamente.

La coltivazione del tabacco in Italia si mantenne limitata fino al secolo scorso. A Roma la prima fabbrica pontificia di tabacco venne costruita da Papa Benedetto XIV nel 1750 circa, e pochi anni dopo lo stesso papa abolì la tassazione sul tabacco eliminando di fatto la privativa stessa. Da quel momento a Roma fu resa libera la semina, la raccolta e la commercializzazione del tabacco sia greggio che lavorato e fu permesso a chiunque di importare tabacchi esterni nel territorio dello Stato Pontificio senza pagare alcun tipo di dazio o gabella. Poi nel 1859 la Regia Pontificia dei Sali e Tabacchi, ottenne l’autorizzazione a predisporre un progetto di costruzione di una grande manifattura attigua alla chiesa di S. Maria dell’Orto. Con l’unificazione del Regno d’Italia e una legislazione unica della produzione, il nostro Stato divenne il primo produttore continentale di tabacco.

Per molto tempo la sigaretta non riguardò i fumatori di pipa e sigaro che la ritenevano troppo dolciastra e insipida. La sua origine viene fatta risalire alla guerra di Crimea, quando un carico di pipe colò a picco e i soldati decisero di utilizzare il tabacco arrotolandolo nei contenitori di carta della polvere da sparo. Ma fu tra le due guerre mondiali che quello che era solo un vizio divenne una vera a propria piaga. Questa si accrebbe ancora durante la seconda guerra mondiale con lo sviluppo della pubblicità, che influenzò ulteriormente i costumi della massa. Da quel momento, il vizio del fumo ebbe la sua massima diffusione.